cosmogonia giapponese
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Eccoci con la seconda parte dell’articolo di Sakura Miko, dedicato alla cosmogonia Giapponese. Se vi siete persi quello della settimana scorsa, potete rimediare sbirciando a questo link, altrimenti potete continuare con la lettura!

Izanami e Izanagi

Izanami e Izanagi

Cosmogonia Giapponese | parte 2

Nella versione del Kojiki, quando Izanagi, riemerso al mondo dei vivi, si lava il volto, dal suo occhio sinistro nasce la dea solare Amaterasu (In ciel splendente), da quello destro il dio lunare Tsuki-yomi, e dalle narici Susanoo, divinità ambivalente, spirito del vento, delle tempeste, del mare, della violenza, ma anche l’eroe liberatore e protettore dei matrimoni.

Il sole, anzi la Sole, diventerà il nume principale del pantheon shintou, nonché l’antenata della dinastia dei tennou. Il dio Luna praticamente sparisce dai miti, e si ripresenta soltanto di rado nei culti shintou. Susanoo (L’impetuoso, L’irruento), probabilmente divinità originaria della gente di Izumo, si direbbe fosse adottato nel ciclo degli dei Yamato con molte riserve.

Quando riesce ad uccidere il drago dalle nove teste nelle vicinanze di Izumo, compare come eroe – ed in questa veste è popolarissimo nel folklore giapponese – in altre occasioni funge da elemento di disturbo, da disgregatore dell’ordine cosmico.

Le versioni date dal Nihongi appaiono diverse in numerosi particolari. La dea solare, il dio lunare e Susanoo non nascono dalle abluzioni purificatrici di Inanagi e della sua sposa. In ambedue i casi però la Sole finisce per regnare suprema sul popolo degli “otto milioni di kami”, nonché su quello delle miriadi di abitatori dell’arcipelago.

Un altro momento cruciale del racconto mitologico si ha quando Susanoo si reca a visitare la sorella nella sua celeste dimora, ma si comporta così male (ecco l’elemento di disturbo dell’ordine cosmico) da spingere Amaterasu offesa a rinchiudersi in una grotta, e il mondo resta improvvisamente oscurato, con allarme immenso di tutti, uomini e kami. Gli dei costernati si riuscono davanti alla grotta in gran numero e fanno di tutto per attirare l’attenzione di Amaterasu.

La dea Ame no Uzume (la Celeste Allarmante), sale su di una tinozza di legno rovesciata e improvvisa una danza orgiastica (possedimento sciamanico?), denudandosi per metà, fatto che provoca clamorose risate da parte della folla dei kami; altri kami fanno tinnare collane di gioielli magatama, ed altri ancora fanno brillare la superficie lucidata d’uno specchio metallico.

Amaterasu, incuriosita da tanto trambusto davanti alla grotta, dischiude un tantino il portale di pietra per guardar fuori; due kami particolarmente muscolosi forzano l’apertura e tirano fuori la dea; così finalmente la luce torna sul mondo. […]

Il medesimo specchio “ad otto spanne” (o forse, più correttamente, ottagonale) verrà consegnato da Amaterasu, insieme ai famosi gioielli magatama, ai propri discendenti, e finirà per diventare uno degli oggetti che comprovano al giorno d’oggi la legittimità dei tennou a governare il Giappone.

Ma la pace vera e propria non regna ancora sull’arcipelago giapponese. Il popolo dei numi che dimora nel Takama ga Hara, “la Piana dell’Alto Cielo”, è preoccupato. La dea Amaterasu decide d’inviare suo figlio in terra per portarvi l’ordine e la pace definitiva. Il figlio per varie ragioni si tira indietro, e la memorabile discesa nel mondo umano viene affidata al nipote della gran Madre Solare, Ninigi no Mikoto; questi plana con la sua corte sul momente Takachino nell’isola di Kyuushuu, portando con sè i tre importantissimi simboli garanti dell’autentica regalità.

Seguono altre complicate avventure, al termine delle quali il pronipote di Ninigi, il re Kamu Yamato Iware-biko (Divino Principe Roccia di Yamato), molto più tardi venne chiamato Jimnu, Celeste Guerriero, avanza con un suo esercito dal Kyuushuu fino alle terre dello Yamato, dove in una località chiamata Kashiwabara (Campo dei Cerri), ai piedi del monte Unebi, fonda lo stato giapponese.

Siamo, secondo la leggenda, al 660 a.C., e precisamente all’11 febbraio, data che ancora oggi (come il 21 aprile per Roma ai tempi del Duce) viene celebrata quale festa nazionale (Kokuritsu Kinenbi, Giorno di ricordo della Fondazione Nazionale).

Il riassunto tracciato sin qui è ridotto assolutamente all’essenziale; in realtà il racconto del Kojiki,senza tener conto delle numerose varianti dal Nihongi, costituisce un vasto arazzo ricchissimo di particolari e di personaggi minori, un vero panorama biblico di eventi.

Il messaggio essenziale è il collegamento Cielo-Terra, le origini empireali dell’impero, il filo misterioso che assicura il presente mondano al suo cosmico passato. Il tutto testimoniato per i fedeli, che furono sino a tempi recentissimi legioni, dalla presenza obiettiva, visibile, tangibile dei tre sacri tesori: specchio, spada e gioielli.

Tratto dal libro Storia delle Religioni – Cina- Estremo Oriente

l’immagine di copertina è tratta dal blog Sakura Magazine